Speciale online 17:18
Riaperto il caso Biagi: si indaga per omicidio per omissione
A oltre 12 anni dall'omicidio di Marco Biagi ad opera delle Nuove Brigate Rosse, la Procura di Bologna che ha aperto un nuovo fascicolo di inchiesta sull'omicidio del giuslavorista, al momento ancora contro ignoti: l'ipotesi di reato è omicidio per omissione. La pratica, di cui e' titolare il Pm Antonello Gustapane, riguarda il nodo della scorta che venne tolta al professore Biagi e prende spunto da alcuni documenti sequestrati nell'ambito dell'indagine che ha portato, nelle scorse settimane, all'arresto dell'ex ministro Claudio Scajola.
11 AGO 20

A oltre 12 anni dall'omicidio di Marco Biagi ad opera delle Nuove Brigate Rosse, la Procura di Bologna che ha aperto un nuovo fascicolo di inchiesta sull'omicidio del giuslavorista, al momento ancora contro ignoti: l'ipotesi di reato è omicidio per omissione. La pratica, di cui e' titolare il Pm Antonello Gustapane, riguarda il nodo della scorta che venne tolta al professore Biagi e prende spunto da alcuni documenti sequestrati nell'ambito dell'indagine che ha portato, nelle scorse settimane, all'arresto dell'ex ministro Claudio Scajola. I magistrati bolognesi, in sostanza, ipotizzano che da parte dei rappresentanti delle istituzioni non sia stato fatto quanto dovuto per proteggere Biagi, malgrado la sua situazione di pericolo fosse stata segnalata anche a pochi giorni dall'agguato di cui fu vittima.
A tal proposito l'avvocato di Scajola, Giorgio Perroni ha sottolineato all'AdnKronos come il suo assistito "con quei documenti" non c'entri niente: "Si tratta di due vicende separate, non ho notizie di nessun coinvolgimento di Scajola in questa vicenda".
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La Procura bolognese avrà il compito di individuare chi avesse l'obbligo giuridico di proteggere il giuslavorista, prima di procedere a eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. A rendere necessaria l'apertura di un nuovo fascicolo sono state le carte sequestrate a Luciano Zocchi, ex capo della segreteria di Claudio Scajola, che conservava quei dossier per conto dell'ex ministro dell'Interno, a suo tempo costretto a dimettersi dal Viminale proprio per una polemica su Marco Biagi, definito da Scajola "un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza".